Dicembre 2007 - Numero 11  
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di Mauro Daltin e Paolo Fichera


Con questo numero, l'11°, PaginaZero chiude il suo percorso come rivista su carta. Dopo 4 anni che, oltre alla pubblicazione della rivista, ci hanno visti presenti in eventi, incontri, reading, viaggi, abbiamo compreso che l’esperienza/rivista è giunta a una sua naturale conclusione. Non una conclusione
determinata da aspetti organizzativi o economici, ma determinata dalla consapevolezza che questo strumento non è più adatto per noi, almeno oggi, avvertendo al contempo il bisogno di utilizzare strumenti più agili e con tempi meno lunghi di gestazione.
In questi 4 anni abbiamo incontrato persone, intervistato scrittori, poeti e uomini di cultura, analizzato l’intersezione fra vita, guerra, cultura, letteratura. Ci sono stati vicini personaggi di grande spessore e giovani: tutto questo è stato l’elemento fondante per noi di questa esperienza. Un percorso tutto basato sul concetto di frontiera, da quelle fisiche dei primi numeri, a quelle linguistiche del periodo intermedio, per finire con quelle legate all’informazione. Lo scopo iniziale di PaginaZero era quello di mettere in relazione alcune determinate zone della cultura italiana con l’Est Europa, far conoscere la bellezza e le contraddizioni della letteratura balcanica e la miopia di quella cosiddetta Occidentale, far raccontare da scrittori le loro storie vissute in zone di frontiera, pubblicare poeti inediti nel nostro paese e molto altro. Non pensiamo sia giusto dire se ci siamo riusciti o meno, ma l’affetto e la vicinanza di moltissime persone dimostra come tutto questo non sia stato inutile. Il tratto di strada terminerà in maniera definitiva con un libro che ha come fondo e sfondo PaginaZero e che verrà dato in omaggio a tutti gli abbonati dell'ultimo anno, chiudendo idealmente il percorso dei 4 anni e dei 12 numeri. Sappiamo che un percorso iniziato non può avere termine semplicemente decidendo di non fare uscire più una rivista su carta. Il progetto vive, per fortuna, con i numeri passati, le iniziative promosse, ma soprattutto attraverso il tessuto di conoscenze, amicizie, rapporti creati negli anni. Vive anche attraverso il sito internet www.rivistapaginazero.net e il blog :: http://rivistapaginazero.wordpress.com. Questo ultimo anno ha visto la nascita e lo sviluppo del blog :: http://rivistapaginazero.wordpress.com che consideriamo come una metamorfosi quasi indispensabile del nostro progetto iniziale; blog che amplia la progettualità di tematiche di PaginaZero a contatto con il Web che vive di dinamiche e codici diversi e più consolidati nella stragrande maggiornaza di persone di quanto non lo sia oggi la carta. Rivista su carta e on-line sono due essenze/mondi molto diversi: trasportare le dinamiche di una rivista su carta nel Web è impresa pensiamo impossibile e riteniamo non sia neanche il tentativo giusto da effettuare. L'editoriale di un numero ultimo corre il rischio di essere una celebrazione, nel peggiore dei casi malinconica, di un percorso, con i suoi ricordi di nascita, incontri, attività svolte, autori presentati ecc. Abbiamo la consapevolezza che il tratto percorso da PaginaZero sia stato importante, sia nei
suoi riconoscimenti ufficiali e sia in quelli più sotterranei che ci hanno aperto strade e prospettive all'inizio solo sperate, ma comunque sempre ritenute
possibili. Partendo dal Nord-Est italiano abbiamo conosciuto e fatto conoscere, non solo sotto l'aspetto letterario, le zone balcaniche devastate dalla
recente guerra. Gli incontri nati hanno spinto la rivista in zone diverse, come ad esempio Russia, Sud-Africa, Palestina, Israele sempre con la convinzione di far conoscere e descrivere le zone trattate nella loro complessità attraverso gli occhi di intellettuali, poeti e scrittori. L'ultimo ramo di PaginaZero si è mosso attraverso le dogane dell'informazione vigenti qui in Italia in maniera soffusa ma assolutamente presente, e in altre parti del mondo attive con violenza su qualsiasi moto di libertà. Dogane dell'informazione che sono le cause prime della persecuzione della libertà di espressione nel mondo e il nodo, pensiamo, fondamentale in cui si giocherà il nostro - di tutti - futuro. Nell'ultimo periodo hanno chiuso e stanno chiudendo molte riviste di cultura e letteratura, anche importanti e consolidate da anni: "Diario", "Fernandel", "Stilos", "Il Falcone Maltese", che, per motivi diversi, hanno deciso definitivamente o per un periodo di sospendere la pubblicazione cartacea. Quando una rivista chiude, soprattutto quando chiudono delle riviste che hanno avuto un tratto proprio ben riconoscibile, e non sono stati dei contenitori pubblicitari legati a qualche grande marchio editoriale, si chiude sempre uno spazio, un luogo che prima c'era e che, forse, riempiva una necessità, un bisogno. Avendo fondato e poi fatto crescere una rivista cartacea, senza alcuna forma di compromesso e senza appoggiarci a finanziamenti derivanti dall'editoria a pagamento, sappiamo che se parole come "libertà" o "resistenza" hanno un senso oggi nell'editoria lo hanno proprio nel mondo delle riviste cartacee. I costi di creazione dello strumento (carta, grafica, tipografia), la distribuzione che, quando c'è, assorbe il 40-50% del guadagno, la difficoltà di essere presenti nelle librerie, che nella stragrande maggioranza delle strutture non tiene più riviste e soprattutto non fa nulla per venderle, l'imporsi di internet che rende accessibile tutto a tutti: questo e molto altro fa apparire le riviste oggi quasi come dei reperti storici. Nonostante tutto questo, la rivista rimane il mezzo più accessibile per chi vuole da semplice lettore inoltrarsi nel mondo dell'editoria, iniziando magari proprio dalla rivista per accedere poi alla creazione di propri libri o di una propria casa editrice.
Provare oggi a fondare una rivista che sappia durare negli anni, e che non sia solo un contenitore, è impresa più che meritevole e degna, che vale sempre il prezzo che bisogna pagare in termini di costi, impegno, volontà. Ma per rendere il tutto più diretto, accessibile e vasto, un quadrimestrale di carta non è più lo strumento adatto, almeno per noi. Gli argomenti trattati, proprio per la loro natura, richiedono di essere giornalmente aggiornati per poter essere sviluppati e fatti crescere. Il tempo intercorrente da un numero all'altro, 4-5 mesi, non permetteva più questa crescita. In questo momento, il sito e il blog sono gli strumenti che ci danno la possibilità di essere attivi; possibilità che la rivista cartacea non ci permetteva più, per la lunghezza dei tempi e la compatezza della sua progettualità. E come in precedenza detto questa evoluzione non la consideriamo un passo indietro né allo stesso tempo in avanti: è un processo naturale che si è imposto da solo e che crediamo sia giusto seguire, anche per assecondare le esigenze che la nostra vita privata e professionale ci impongono.